
A me il Natale piace. Con lo strascico di velluto che si tira dietro ciò che incontra. Con le riunioni familiari che mettono a dura prova stomaco e pazienza. Con le lucine degli alberi e la carta dei regali che finisce appallottolata nell’immonzia alle dieci del mattino del 25 dicembre. Con i film dal bollino verde a oltranza, quelli pieni di Babbi Natale e di avari avvizziti e soli che sognano il passato, il presente e il futuro mentre volano nelle dimensioni dei ricordi in compagnia di un fantasma in catene che non fa paura a nessuno se non al protagonista. Mi piace perché scatena gli anticonformisti che tentano di ribellarsi al sistema prendendo a pugnalate i pupazzi di neve agli angoli delle strade o sui bigliettini d’auguri, macchiandone il candore già sporco di smog o di inchiostro. Mi piacciono le smorfie di chi non crede nella sua magia, ma è costretto a fare cose stupide adattandocisi per amore dei genitori, dei figli o della moglie. Mi piace perché ci circondiamo di amici e parenti per scacciare il senso di solitudine e di abbandono che la vaniglia e i canditi scatenano, a differenza del resto dell’anno che ci limitiamo a convivere con la sofferenza lasciandocela scorrere addosso, perfettamente corazzati. Mi piace perché è più violento di uno specchio che ti riflette al mattino presto e ti mostra stanco e spiegazzato. Mi piace perché gli abbracci virtuali si sommano a quelli fisici e perché perfetti sconosciuti o conoscenti superficiali si sentono in dovere di intasare le caselle di posta elettronica dei propri “contatti” con terribili card dalla grafica abusata scaricate da internet, o i telefonini di chichessia con messaggini impersonali che coinvolgono una famiglia di cui ignorano tutto. Mi piace perché nelle case c’è l’aria gialla. E perché il rosso scalda i luoghi freddi. Mi piace perché c’è chi chiama TRISTEZZA il duro esercizio di equilibrismo fra ciò che siamo, che eravamo e che saremo mentre lottiamo col fantasma personale che insiste per mostrarci ciò che, al diavolo, non vorremmo mai dover riguardare o che fatichiamo a progettare perché non prende la forma che vorremmo. Mi piace perché il giorno di Natale Beautiful si prende una pausa replicando se stessa, si sistema su una poltrona Dinasty, Dallas o Brooke della Global Relax e, mentre si apre una lattina di birra e addenta una fetta di pizza fumante ai pepperoni, se la ride, spettatrice per un giorno della nostra splendida fiction natalizia capace di sfidare anche le soap.
“ Che ne diresti di prendere due hot dog e di bere due belle ghiacciate? Non fare quella faccia! Non ho detto di ubriacarci, solo che potremmo bere un paio di birre e poi, chissà… fare un po’ di sesso! ”
(Brooke Logan Forrester Chambers Jones Marone)
martedì 18 dicembre 2007
121 – BEAUTIFUL XMAS
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giustina porcelli
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12/18/2007
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sabato 15 dicembre 2007
AUGURI E BON!
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giustina porcelli
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12/15/2007
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120 – PROCESSO ALLE INTENZIONI

Una telefonata del tenente Baker riunisce chez Forrester i due principali sospettati dell’omicidio McGratt più i rispettivi complici, otto persone in tutto. L’investigatore è alla battuta: “ So chi ha ucciso Shane e il colpevole è in questa stanza.” Pessima ricezione per i convocati che perdono il colorito, e rimandano i tele-soap-spettatori alla prossima puntata. In un perfetto quanto logoro processo alle intenzioni, il gatto foffone Baker gioca coi sorcini Forrester & Marone, sogghignando sotto le vibrisse. Il tenente Baker come Philo Vance è l’esteta dell’interrogatorio, l’analista del crimine. Il link alle VENTI REGOLE per creare gialli di S.S. Van Dine è immediato: via col test!
1) Lo spettatore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero: in Beautiful ne ha anche di più dal momento che ne è testimone!
2) Sul telespettatore non devono essere esercitati sotterfugi o inganni: l'omicidio di McGratt si è svolto sotto la luce delle alogene dell’ufficio di Ridge.
3) Non ci deve mai essere una storia d’amore troppo interessante: non in questo caso… Ashley è solo una distrazione per Forrester.
4) Né l’investigatore né alcun altro poliziotto deve mai risultare il colpevole: Baker? Scott? Figuriamoci!
5) Il colpevole deve essere scoperto attraverso logiche deduzioni, non per caso: Baker è un segugio.
6) Il poliziotto ha il compito di riunire gli indizi volti alla cattura del colpevole: ehi, dico… cinque capelli sono più che un indzio!
7) Ci deve essere almeno un cadavere a ripagare il dispendio di energie del telespettatore: Shane è decisamente morto.
8) Il delitto deve essere risolto con metodi realistici: in B&B la scientifica si guadagna pagnotta e bacon, altro che RIS.
9) Ci deve essere un solo poliziotto “deduttore”: Baker è l’unico pensante, Scott è meno utile di un leggìo.
10) Il colpevole deve essere un personaggio importante: parliamo di Ridge Forrester, mica di Pinco Pallino.
11) I servitori non possono essere i colpevoli: l’unico maggiordomo mai apparso in B&B era l’ex Geoffrey de “ Willy il principe di Bel Air ” ma è sparito insieme a patron Massimo toupet Marone…
12) Ci deve essere un unico colpevole: Ridge ha fatto tutto da solo!
13) No a società segrete e/o associazioni a delinquere: l’italo-americano mafioso per ora è latitante. Vedi punto 11.
14) Sia i metodi del criminale che i sistemi d’indagine devono essere scientifici: Ridge non ha di certo seccato Shane con un rito voodoo.
15) La soluzione del problema deve essere sempre evidente e plausibile: nessuna ombra sul delitto McGratt!
16) Non ci devono essere analisi psicologiche troppo insistenti o inutili compiacimenti artistici: non c’è pericolo!
17) Un delinquente di professione non deve mai essere preso come colpevole: Ridge ha ancora solo il foglio rosa da farabutto…
18) Non si deve scoprire che, alla fine, si trattava di suicidio: per un pelo, ma no, è Ridge che ha premuto il grilletto!
19) Il movente deve essere personale, le congiure internazionali appartengono a un altro genere: non di certo a Beautiful!
20) Infine: i mozziconi di sigaretta non valgono come prove (in B&B non si fuma!); niente sedute spiritiche (figurarsi!); no a impronte digitali contraffatte o a fantocci-controfigura (non sia mai!); no al gemello colpevole (Ridge non ha gemelli, per ora!); vietate le siringhe ipodermiche e/o le bevande soporifere (no drugs in Beautiful!); tabù assoluto sulle associazioni di parole e/o alfabeti convenzionali (giammai!)
Test positivo: la soap-opera rispetta fedelmente le venti regole che Van Dine ha redatto… nel 1928! Senza tempo.
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giustina porcelli
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12/15/2007
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mercoledì 12 dicembre 2007
119 – LA DONNA DEL 2008

Che cosa provate nel riguardare foto e filmati di quindici, vent’anni fa? Io sudo dalla vergogna, e non solo per il fatto che negli anni ottanta, a mio parere, si sfoggiava una moda disgustosa ed eccessiva, ma perché allora mi sembrava assolutamente normale, se non chic. Per non infierire troppo sui miei ricordi, sono andata a ripescare un tot di vecchi episodi di Beautiful: i miei cari personaggi di sapone non se la prenderanno se, ancora una volta, li userò come termine di raffronto. Nella prima e sempre cara puntata, le donne protagoniste erano Stephanie, Caroline, Kristen e Brooke: ghirlande e fiocchi, bigiotteria, vestitini di tafeta, maniche a sbuffo, frangette e pettinature laccate-meshate e solide, cotonature ai limiti del legale, colori sgargianti, fantasie a pois e a fiorelloni e accessori a gogo. Okay, niente di nuovo, ma il mio indice non ticchetta su QUELLA moda, ma SULLA moda, nei secoli dei secoli. Ci facciamo talmente irretire dai diktat degli stilisti da perdere obiettività verso noi stessi. Il guru X della maison Y dice che quest’anno devi indossare l’arancio col rosso a inserti lilla e verde acido: fallo, e non protestare! E le scarpe con le dita dei piedi preformate…le hai prese? Hai il tanga e la lingerie intima bene in vista? Bada: si deve notare a dieci metri di distanza. Il glamour impone labbra turgide e prominenti, gonfiale, e innesca un seno esplosivo, mi raccomando. Non dimenticare di avere muscoli lunghi e sodi, gambe depilate e abbronzate tutto l’anno, il vitino da vespa, lo sguardo da gatta, il peso di una piuma e l’andatura sicura, e dì qualche parolaccia ogni tanto che ti rende simpatica e provocante, ma non esagerare: rischi di apparire una provinciale. Come dici? Lo sei davvero? MENTI, pazza! A proposito: metti in conto di fare un figlio e di mostrare la pancia almeno a un obiettivo - un calendario sarebbe il top, ma basterà anche il fotografo del quartiere, purché ti metta in vetrina - e attenta a non farti venire le smagliature, la cellulite o la fragilità capillare.
Fatto tutto?
È stata dura, ma la DONNA - e la Taylor - del 2008 è pronta a sfilare in passerella: Barbie travona, un must da collezione… sarà uno spasso da riguardare tra vent’anni.
“Ma il punto di collocazione anatomica delle grandi labbra è valida anche per Taylor o lei è un’eccezione alla natura? Nella mitologia greca i figli nascevano dalla testa, in quella della west coast anche dalla bocca, probabilmente: il caos non si può controllare, neanche se è in vitro.” (Manolo)
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giustina porcelli
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12/12/2007
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domenica 9 dicembre 2007
118 – LE TEGOLE DELL’ATTRAZIONE

Povera Brooke: ama che più non potrebbe e poi, dopo pochi giorni di matrimonio, si stufa e butta l’occhio altrove con la convizione che il marito di Taylor sia più "verde" del suo.
“ Poco per volta, ho perso l’attrazione che nutrivo nei suoi confronti: farci l’amore mi sembrava INCESTUOSO. ”
Vi dice niente? Dicono che il matrimonio sia la tomba dell’amore, ma io trovo difficile accettare una conclusione così spiccia senza provare ad approfondire la questione. Che sia una prerogativa spiccatamente femminile o di una determinata categoria di persone – i praticanti di autoerotismo mentale – ha ben poca importanza, quel che conta è provare a capire chi – o cosa – uccida l’amore. Già, perché il killer non è SOLO il matrimonio ma, statistiche alla mano, anche la CONVIVENZA. Ma di che diavolo s’abbufferà mai la Dea Routine per riuscire a rendere mortale il più nobile dei sentimenti? Per interpretarlo, fingiamo che l’amore abbia cinque sensi: sentirlo simile a noi potrebbe aiutarci a comprendere il come, il quando e il perché.
GUSTO
Uno dei sensi di cui l’amore si nutre, e non in senso lato. Ma i giochini erotici sono una delle prime fasi a capitolare, a discapito delle storie d’amore che, meno ludiche ma arzille, vanno avanti anche senza panna montata e nutella.
TATTO
Quando ciò che tocchiamo non è più sodo e liscio come ai tempi che furono l’attrazione precipita. Sì, potrebbe essere, ma attribuire al tatto questo potere è un po’ pretestuoso perché il processo è lungo e macchinoso non repentino e a tradimento e poi… quasi tutti i rapporti si disintegrano molto prima della pensione.
VISTA
Molto similmente, neanche vedere la persona amata che si infeltrisce sotto i nostri occhi può essere un motivo sufficiente a giustificare il sad-end, a meno che pochi mesi di convivenza non siano in grado di deturpare in modo irreparabile e permanente l’aspetto di qualcuno.
UDITO
Dopo un tot di tempo i discorsi diventano talmente noiosi – le tasse, la politica, la gastrite, quella stronza di TUA nuora – che l’autismo non è una scelta, ma un meccanismo di difesa e tutela personale, un aiuto come l’amnesia, insomma, non un’aggravante.
OLFATTO
Ultimo ma non per importanza, tutt’altro. Fateci caso. Ritornate con la mente al primo appuntamento anzi, alle uscite, magari in comitiva, che hanno anticipato il primo tête-à-tête con il vostro partner. Ripensate al profumo di lui o di lei che si faceva strada fra altri cento per infilarsi clandestinamente nel vostro naso. Fiorito, fresco, primaverile, inteso o delicato che fosse. Quante sniffate (a rischio secchezza cronica delle narici) avete dato a un maglione o a una sciarpa dimenticati sul vostro divano? O direttamente al suo collo e alle sue mani? Ve la ricordate quelle farfalle svolazzanti e impazzite nello stomaco? Tana per l’olfatto! Secondo me ci siamo. L’eau de toilette individuale non basterà a coprire il comune sottofondo dei conviventi: il colpevole è il sottovalutato detersivo per lavatrici! Proprio così: la chiave di tutto sta nel bucato capace di schiacciare e uniformare il profumo della crema per il corpo, della colonia, la fragranza dello shampoo o il cipollotto nell'insalata. Appena una maglietta riesce a liberarsi del timbro odoroso che il detersivo gli ha stampato nelle fibre, e prova a recuperare un minimo di identità personale assorbendo odore di fritto, di sigaretta o di pelle... noi la ributtiamo in lavatrice e il gioco ricomincia: a ognuno i propri spazi e la propria lavatrice!
È sicuramente un’ipotesi azzardata, ma sempre meglio di un “ tutto prima o poi deve finire” che allora… sono meglio le soap.
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giustina porcelli
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12/09/2007
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mercoledì 5 dicembre 2007
117 – LO STUNTMAN

Avete presente l’istante che precede la cazzata? È quella frazione di secondo in cui una remota parte del nostro cervello realizza che non devi mettere il piede proprio LÌ perché LÌ c’è una buccia di banana e, come nei cartoni animati che facevano ridere (poco) trent’anni fa, stai per fare un volo assurdo e, atterrando sulle chiappe, rischierai una frattura dell’osso sacro che ti impedirà di sederti senza sacramentare per almeno una settimana, le bestemmie ti faranno guadagnare una camera – senza aria condizionata – all’inferno, in una pensione scarsa dalle pareti sottili come carta igienica, e la tua stanza sarà accanto a un ciccione che russa come un bufalo e che s’innamorerà di te condannandoti a una corte spietata per tutta l’eternità. Il momento del PANICO CONSAPEVOLE dura talmente poco da non permettere virate. Si fa giusto in tempo a sentire una stilla di sudore gelido formarsi sulla fronte, stop. Poi, per giorni, è un continuo e frustrante sussegguirsi di frasi inutili lasciate in sospeso: se solo avessi… se fossi stato… se quell’imbecille si fosse messo la buccia di banana… tutti congiuntivi sprecati. Il sogno comune sarebbe poter tornare indietro per togliere noi stessi dalla scena come fossimo pedine, e sostituirci con uno stuntman che di mestiere cade e si rialza, e quindi non soffrirà del nostro egoismo. Ma alcuni sogni, sogni restano. E certe cappellate, cappellate rimangono, in un melange di sensi di colpa e rimpianti. Nelle soap-opera, invece, i sogni si realizzano e le cazzate si sciolgono come ghiaccioli nell’entroterra pugliese ad agosto. Per un incauto errore di calcolo, da poche puntate Ridge è invischiato in una sordida faccenda di omicidio. Certo, è innocente, Shane voleva suicidarsi e sarebbe morto comunque… anche se Forrester non l’avesse aiutato a premere il grilletto. Sarebbe stato sepolto e dimenticato: che cosa cambia se Ridge lo ha chiuso in una custodia per abiti – firmata Forrester, mica si fa per scherzo – è salito sulla Shedy Marlin e lo ha buttato nella baia di Santa Monica dopo averlo arrotolato nell’ancora della barca? È stato un BANALE incidente. Poteva capitare a chiunque. Ma in Beautiful, tutti i cadaveri vengono a galla. Ora occorre trovare un capro espiatorio e un movente ché Ridge mica può finire in prigione! Io! Io! IO SO A CHI DARE LA COLPA! Si chiama Lane Davies. È stato la controfigura del beautiful sarto per qualche puntata… giuro! Bisogna solo cercarlo, pagarlo ben bene e sbatterlo dentro. Poi, il VERO e unico Ridge salterà fuori, assicurerà di essere stato in vacanza in Italia, e sarà dichiarato innocente e puro. Io sono già sulle tracce di Davies...
Dai che ce la facciamo anche stavolta, Ridge!
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giustina porcelli
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12/05/2007
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lunedì 3 dicembre 2007
116 – CASCASSE UNA PARROCCHIA

Interno, Caffe Russe, il metre a un cameriere:
“ Un piatto di frutta al tavolo in fondo alla sala, presto, la signora Marone è arrivata al capolinea. Ah, stai attento a non sbagliare, ché di signore Marone ce ne sono due e, ti prego, evita le facili battute. Portale anche il conto che qui non si fa credito a nessuno. Parbleu! ”
Eh sì: Brooke non se la fila più nessuno. Non durerà a lungo, quindi c’è da approfittare del rarissimo e precario frangente: Taylor dovrebbe organizzare un party in onore della nemica solo per il gusto di apostrofarla davanti ad amici (?) e parenti come sogna di fare da una vita: “ Tutti ti vogliono e nessuno ti si piglia, neanche con la promessa di un bambino nuovo di pacca. Evvai. ” La situazione è pressappoco la seguente: Nick e Taylor sono fidanzati e vorrebbero avere un bambino, ma gli ovuli di quest’ultima non sono più fecondabili – strano! – e allora Brooke che ovviamente vuole ciò che non è ancora suo – e possibilmente appartiene a un’altra – e che è fertile per contratto ha deciso di COMPRARSI L’AMORE di Capitan Findus dandogli un bambino, cascasse una parrocchia con tutti i fedeli. Seppur con qualche bacio e parola di troppo, Nick ha finalmente detto a Galletta Vallespluga Blonde che fra loro è finita e che deve lasciarlo andare perché lui ormai ha un impegno con Taylor: pover’anima in pena, che sacrificio. In ogni caso. Purtroppo io so già come andrà avanti la storia (You Tube: diavolo tentatore), ma c’è una cosa che mi piacerebbe evidenziare, a prescindere dall’andamento della soap-opera: prima di pensare di mettere al mondo altri psicolabili, Brooke si sarà fermata almeno un nanosecondo a riflettere sul fatto che i suoi figli non sono proprio “in quadro”? A soli trent’anni, Rick ha un matrimonio, un divorzio, un figlio quasi adottato – che diamine di fine avrà fatto il Piccolo Eric?!? – e un altro deceduto all’attivo, e sta con la sua quasi sorellastra appena maggiorenne. Bridget è letteralmente pedinata dalla iattura: tutto ciò che tocca si polverizza, poveri i suoi pazienti (ah, già… non ne ha). RJ è ancora troppo piccolo, ma scommetto che la sua prima parola sarà WHISKY. Ma chi davvero dovrebbe impensierire Brooke è Hope. Qualche giorno fa mi è capitato di riguardare un tot di puntate di Beautiful (motivi personali extra conteggio!) e, fra tutte, c’era l’episodio in cui Taylor moriva per revolver di Sheila Carter. Ebbene, Hope era già nata. Aveva pochi mesi, ma c’era. Taylor è stata nel mondo Alpitour dell’Aldilà per dodici anni, infatti, Rick è cresciuto, Bridget anche, le gemelle e Thomas pure… ma Hope no!!! Io non vorrei sottolineare la drammatica evidenza, ma una mamma – anche non vedente – si sarebbe accorta che sua figlia non è piccola… è nana! Le donne sagge dovrebbero prendere in considerazione di mettere al mondo dei figli, non solo le mantidi atee che li usano per incastrare, sedurre, costringere e sfinire le loro povere vittime! Per fortuna, almeno nella vita reale, le donne decenti non sono tutte in menopausa.
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giustina porcelli
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12/03/2007
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